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    December 20

    alzi la mano chi ha ancora fiducia nelle istituzioni

    Ma è stato proprio Gianfranco Fini ad affermare alcuni giorni fa che c'è il rischio di "una perdita di credibilità nelle istituzioni"? Proprio il delfino di Almirante, ora piedistallo di Berlusconi? Proprio il principale esponente di Alleanza Nazionale, la forza politica che insieme a Forza Italia ha creato il super partito del Popolo delle Libertà? Ci sarebbe da non crederci, non fosse che oramai siamo abituati a sentire di tutto e anche di più. Come una delle ultime sparlate di Silviuccio, che ha avuto il coraggio di sostenere che "il PDL è un baluardo della democrazia". Ma purtroppo quella di Fini è un'affermazione più che giusta. E ci mancherebbe altro, visti gli ultimi 15 anni (ma anche quelli precedenti) di politica in Italia. Certo, con Mani Pulite ci si era illusi di poter cambiare le cose, ma se oggi ci ritroviamo gli stessi uomini tra le palle vuol dire che le conquiste ottenute in quegli anni dal pool di Milano sono andate a farsi benedire. Fino all'inizio degli anni '90 avevamo un sacco di politici che rubavano per finanziare il partito, poi è arrivato Di Pietro e ha svelato il meccanismo perverso. Un meccanismo che permetteva ai partiti di sopravvivere, e che era talmente radicato da essere diventato praticamente una prassi ineludibile. Oggi la corruzione, come stiamo vedendo in questi giorni, ma tanto già lo si sapeva, non è scomparsa. Diversa è, però, la sua natura. Prima erano i partiti, ora sono i singoli che approfittano della loro posizione per arricchirsi o per garantirsi voti. d'altronde, oggi i partiti possono contare sui più che generosi rimborsi elettorali per sopravvivere. Il problema, dunque, è il funzionamento della macchina elettorale. Secondo la testimonianza dell'ex presidente della Provincia di Napoli Amato Lamberti, "un onorevole di Forza Italia, durante una campagna elettorale di alcuni anni fa, passava casa per casa e prendeva con se le bollette da pagare, poi diceva a quelle persone che, nel caso fosse stato eletto, le avrebbe pagate, in caso contrario le avrebbe restituite". In questo modo quelle persone, pur di non pagare le bollette, votavano, e convincevano a votare in massa, per quel candidato. Ma non si pensi ad un semplice caso isolato. In realtà questo è un meccanismo molto diffuso, anche se diverso a seconda delle possibilità del candidato. "Anche a sinistra si usano questi metodi. Ma qui più in voga sono le assunzioni. in periodo di campagna elettorale si assumono (nei centri commerciali, nei supermercati, ecc.) migliaia di lavoratori con contratti di tre mesi. Questi, sperando che il contratto a termine venga prolungato, votano in massa, loro e le loro famiglie, per il candidato che gli ha dato il lavoro. Alla fine, alcuni verranno confermati e altri no". Beh, visti questi principi, alzi la mano chi ha ancora fiducia nelle istituzioni.
    October 23

    La democrazia secondo Berlusconi

     

     

    Piazze e studenti ritornino ai loro posti. Il decreto Gelmini è diventato realtà. Si arrenda chi, negli stessi giorni in cui da molte parti si è sperato (o temuto) in un nuovo sessantotto, pensava che il potere proveniente dal basso potesse smuovere le ferree volontà di chi comanda dall’alto. Ma la forza dell’attuale maggioranza, bisogna ammetterlo, è davvero impressionante. Berlusconi si è ritrovato a gestire un potere grande e, quasi, fuori controllo, aiutato anche da un certo lassismo da parte degli organi di informazione (i ragazzi che protestavano diventavano solo degli scansafatiche, i professori che si ribellavano solo una mandria di post-sessantottini nostalgici). D’altra parte lo show che è andato in onda in questi giorni sui principali canali televisivi non si è limitato a questo, ma ha fatto anche tornare alla mente un vecchio libro. Precisamente, ‘1984’ di George Orwell. Il buon Berlusconi ci ha abituato da anni, ma in questi giorni abbiamo assistito alla più perfetta forma di quel bipensiero che lo scrittore di origini indiane teorizzava nel suo massimo capolavoro. Dire una cosa e pensare che questa sia, contemporaneamente, vera e falsa. Dire una cosa, negarla dopo due minuti, e non riuscire a trovare nessuno, se non pochi, che capisca di essere stato ingannato. In quel romanzo il partito al potere cambiava il passato a proprio piacimento. Dire a distanza di poche ore "E' una violenza - riferito alle occupazioni degli istituti - convocherò Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine" e "Mai detto né pensato che la Polizia debba entrare nelle scuole" è molto più di una ritirata strategica. Dice Vauro che Berlusconi ha "tirato una manganellata e poi nascosto la mano". Non sembra sbagliarsi, anche perché a farlo tornare sui suoi passi sono stati i suoi stessi alleati (vedi La Russa) che hanno obiettato "Occupavamo anche noi". Nascondere un taglio di fondi così vertiginoso dietro il ritorno del maestro unico, del grembiule e del 5 in condotta, rappresenta solo un altro esempio della strategia. Una strategia ideata e attuata con lo stesso cipiglio che ha dato vita a tutte le altre. Una strategia che è necessaria e buona per il solo fatto che proviene da un governo pilotato, è il caso di dirlo, da un premier che dice di godere del 71% dei consensi (da notare com’è proprio quell’1% non approssimato che dà valore e validità al numero). Ed è proprio da questi consensi che deriva tutto il potere, e la concezione che il potere, proprio perché decretato dal voto popolare, non possa essere fermato da niente e da nessuno. E così si spiegano le riforme della giustizia e sulle intercettazioni, promesse da Berlusconi e Alfano, che, se approvate come paventato, ridurranno di molto le possibilità di esercizio di quei poteri (giudiziario e giornalistico) che rappresentano gli unici due (quello parlamentare, ne abbiamo avuto la dimostrazione ieri, è bello che andato) che possono contrastare una deriva autoritaria. Tolleranza zero contro chi? Graffitari e poveracci. Il vero pericolo per il paese qual è? I magistrati politicizzati (che verrebbero eliminati infarcendo il CSM di altri magistrati scelti dalle forze politiche). L'Italia è un paese in cui tutti sono intercettati. Servono soldi, bisogna tagliare. La proposta più sensata sarebbe quella di tagliare qualcosa ai politici, che anzi continuano ad aumentarsi gli stipendi. Non è che si potrebbe rispettare l’intento sbandierato nel corso della campagna elettorale dallo stesso cavaliere di eliminare le “inutili” provincie? No, Berlusconi può andare nella sua beauty farm con l’elicottero della Protezione Civile, tanto la scuola è pronta a rimetterci solo qualche miliardo di euro. Ma nonostante questo, i suoi consensi continuano a galoppare. Parlare di sicurezza, e poi voler abolire le intercettazioni per i reati con pene massime inferiori ai 10 anni, nell'ottica berlusconiana non sono contraddizioni. O per lo meno, non vengono avvertite come tali. In una vignetta di qualche giorno fa, uscita sulla Repubblica, Ellekappa sostiene, riferendosi al dietro front relativo alla volontà di inviare nelle scuole le forze dell'ordine, che l'unica forma di dissenso che Berlusconi tollera è il suo. E l'immagine che ci viene mostrata oggi, suffragata dalla maggior parte dei media, è proprio questa. Il popolo lo vuole, nessuno gli si pari davanti. Ogni decisione, anche la più discutibile, è fatta perché la gente vuole così (chi o cosa glielo ha fatto capire? I suoi sondaggi). Ecco, quindi, che per il premier “è impossibile riuscire ad avere rapporti decenti con il PD”, solo perché questo partito si permette di fare opposizione. E così se il Partito Democratico vuole manifestare in piazza, cosa ovviamente lecita e garantita costituzionalmente, ecco che Berlusconi trova subito qualcosa da ridire, dimenticando (ma tanto nessuno glielo ricorda), di aver fatto la stessa identica cosa un annetto fa.. Ecco, dunque, che i nostri diritti diventano sue concessioni. Ecco che la sua leadership non può e non deve essere messa in discussione. Non siamo cittadini, siamo lavoratori dipendenti (anche l’attuale dibattito sulla riforma elettorale per le elezioni europee rientra in questo discorso. Preferenze si o preferenze no? Per Berlusconi, manco a dirlo, la risposta è “niente preferenze”. Può mai un capo di azienda far decidere ai suoi umili operai la composizione del consiglio d’amministrazione della società? Assolutamente no). La sua non è una nazione, è un'azienda, e chi lo ha votato probabilmente vuole che gestisca l'Italia così come ha fatto con le sue società.

     

    October 18

    bozza

    la tripartizione dei poteri è già da tempo venuta meno. governo e parlamento sono oramai diventati due organi dello stesso corpo, da cui prendono il via due momenti, due fasi dello stesso processo. le decisioni le prende il governo, il parlamento ha poi il compito di renderle effettive. resta solo la magistratura, che insieme al quarto potere, il giornalismo, nelle intenzioni del premier dovrebbe essere profondamente riformato (leggi sottomesso). con una eventuale e praticamente sicura riforma alla berlusconi, rischierebbero di divenir compromessi proprio i poteri che vanno a bilanciare l'esercizio di quello esecutivo. berlusconi è proprietario di 3 reti televisive su 7. quando sale a palazzo chigi inizia a controllare anche le tre della rai. viene così a crearsi un doppio conflitto di interesse. il primo è quello che porta un imprenditore a controllare, contemporaneamente, un' azienda e la sua più diretta, e unica, concorrente. il secondo è quello del presidente di un governo che ha dalla sua la quasi totalità delle reti televisive, il chè significa controllare circa il 90% dell'informazione consumata in italia. il problema qui non è che possedere alcune reti tv fa vincere le elezioni. il punto è che sposta voti. in che modo lo fa? per arsi un'idea basta guardare uno qualsiasi dei tg che vanno in onda sulle reti mediaset. ultimamente le notizie scelte, il taglio che gli viene dato, i commenti fatti, le interviste alla gente, sono tutti accorgimenti che hanno un solo fine palese: far accettare i provvedimenti che il governo si appresta a prendere. la carfagna si batte per eliminare la prostituzione in strada? allora si trasmettono una serie di servizi che mostrano come la faccenda viene trattata nelle altre nazioni. se le regole sono simili a quelle che si vogliono prendere da noi, allora elogiamo il grado di sicurezza e di vivibilità cui godono i cittadini di quella nazione. se invece le regole sono diverse, o non ci sono, mostriamo il lato scandaloso e osceno.
    October 08

    il papa che parla di sesso

    Vignetta di NatangeloVanity Fair, 8 ottobre 2008

    Papa Ratzinger ha 80 anni compiuti. Non c’è da stupirsi se non trascorre giorno - ora che purtroppo ha alle spalle l’intera vita trascorsa presumibilmente illibata - senza che in nome e per conto di Dio si occupi di sesso. Il sesso degli uomini che lo inquieta. Il sesso delle donne che ha solo immaginato. Il sesso dei riti coniugali che non conosce. La purezza opposta al sesso. La procreazione opposta al piacere. Lo spavento per l’omosessualità, la masturbazione, la pornografia. Una vera ossessione.

    L’ultima è che “la contraccezione nega il significato stesso del matrimonio”. La pienezza dell’amore, dice il Papa, non ammette preservativi, pillole o il diaframma, anche se è disposto a chiudere un occhio sul calcolo delle ovulazioni Ogino Knaus. Come se il Dio universale si occupasse di frugare in ogni letto, quando cala la sera, per controllarne il candore o l’impudicizia, la regolarità delle intenzioni e dei metodi, proprio come facevano le nonne di casa Gozzano, ignare anche loro di quanta impudicizia e di quante irregolarità si nutra l’amore.

    Quello che fa sorridere, di quei risibili precetti è il tono altisonante con cui vengono pronunciati dai tempi dell’Humanae Vitae. Le sedi pomposamente dorate. Le circostanze rituali che li accompagnano, ermellini, pergamene, scarpini di seta. La convinzione che siano destinati a un gregge di quadrupedi e non a una contemporanea società di donne e uomini consapevolmente adulti.

    Ma se uno considera i rischi planetari della demografia, la povertà, la fame, le malattie, i dolori universali riservati ai nuovi nati nei due terzi del pianeta, quei precetti d’alto intelletto, sentenziati al sicuro, nel tepore dei ricchi palazzi vaticani, non fanno più sorridere, ma risultano così irresponsabili da diventare offensivi. Il papa, a fine prolusione s’è lamentato che “i cattolici non ascoltano abbastanza”. Meno male.
    October 05

    tutti i processi (di silvio) minuto per minuto

    Ora d'aria
    l'Unità, 2 ottobre 2008

    L’altra sera, a “Porta a Porta”, Rosy Bindi e Di Pietro contro Gasparri e Verdini. A un certo punto, però, colpo di scena. Gasparri avverte Di Pietro: “Attento che Vespa di Giustizia se ne intende”. Qualcuno intravede un’allusione alla sua signora, la giudice Augusta Iannini, già intima di Squillante e dunque promossa da Castelli, Mastella e Angelino Jolie a direttore del ministero della Giustizia. Bruno Vespa, in arte Fede, capisce al volo: imparziale come sempre, si unisce al duo Pdl e comincia a pestare Di Pietro. Tre contro uno. Tema: i processi al Cainano: “Se Berlusconi - sostiene l’insetto - è un’anomalia, lo sono pure i 26 suoi processi, dai quali è sempre uscito assolto”. Pari e patta. Di Pietro prova a ricordare di averne avuti 33, di processi, ma lui si dimise da pm e da ministro per farsi giudicare (bella forza, era innocente), mentre il Cainano si assolve da sè depenalizzando i suoi reati e dimezzando la prescrizione con leggi ad personam.

    Vespa, aspirante Ghedini, dice che “su 26 processi, 4 sono in corso, 4 sono finiti in prescrizione e 18 in assoluzione”. Tutti “successivi alla discesa in campo”. Parla di appena “4 leggi ad personam”. E sostiene che, per le tangenti alla Guardia di Finanza, “Berlusconi è stato assolto con formula piena”, mentre “il caso di Lentini al Milan era analogo a quello di Dino Baggio alla Juve, ma Agnelli non fu nemmeno chiamato a testimoniare, mentre Berlusconi fu condannato”. Cinque balle in cinque frasi.
    1) Le leggi ad personam sono 16: decreto Biondi, Tremonti, rogatorie, falso in bilancio, Cirami, Maccanico-Schifani, ex-Cirielli, Gasparri, salva-Rete4, Frattini, condoni fiscale e ambientale, Pecorella, bloccaprocessi, Alfano, prossimamente intercettazioni.
    2) Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvo grazie all’amnistia del 1990); nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, tangenti a Dc, Psi e Cariplo. Come scrive il gip bresciano Carlo Bianchetti nel 2001, archiviando le denunce berlusconiane contro il pool di Milano: “L’impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato”. Anzi, è probabile che sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste già aperte sul suo gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui.
    3) I processi al Cavaliere non sono 26, ma 15: 5 in corso (corruzione Saccà, corruzione senatori, corruzione giudiziaria Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna) e 10 già conclusi, più varie indagini archiviate (6 per mafia e riciclaggio, 2 per le stragi mafiose del 1992-’93, ecc.).

    Nei 10 processi già chiusi, le assoluzioni nel merito sono solo 3: 2 con formula dubitativa (comma 2 art.530) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”), 1 con formula piena per il caso Sme-Ariosto/1. Altre 2 assoluzioni - All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 - recano la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’imputato se l’è depenalizzato (falso in bilancio). Per il resto: 2 amnistie per la falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio; e 5 prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, che si concedono ai colpevoli, non agli innocenti: All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi), bilanci Fininvest 1988-’92 (idem come sopra), 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (come sopra), Mondadori (corruzione giudiziaria del giudice Metta tramite Previti, entrambi condannati).

    4) Dunque, per le mazzette alla Finanza, niente formula piena, ma insufficienza di prove.
    5) Il caso Lentini non era affatto analogo al caso Baggio: Lentini fu pagato dal Milan con fondi neri extrabilancio (reato), Baggio con una donazione personale di Agnelli (non reato). E comunque, per Lentini, Berlusconi non è mai stato “condannato”. Ora non vorremmo che l’imparziale insetto dovesse risponderne all’Authority o, Dio non voglia, scusarsi in diretta. Ma non c’è pericolo: in tv deve scusarsi chi dice la verità, non chi racconta balle. Emilio Vespa è in una botte di ferro.
     
     
    marco travaglio
    September 01

    la ricostituente

    Ora d'aria
    l'Unità, 30 agosto 2008


    “Cari ragazzi, da oggi, grazie alla nostra eccezionale ministra dell’Istruzione (un bell’applauso all’on. prof. Mariastella Gelmini e all'amato presidente Berlusconi!) cominceremo a studiare la Costituzione della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, approvata 60 anni fa dai nostri Padri Costituenti. Ve la racconto in poche parole, poi la esamineremo articolo per articolo.

    L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce il dovere della solidarietà. La sovranità appartiene al popolo, dunque nessuno può eleggersi da solo. Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione, idee politiche, condizioni personali o sociali: sia bianchi, sia neri, più o meno ricchi o potenti che siano. Se uno viola la legge, ne risponde alla Giustizia, foss'anche il capo del Governo. La Repubblica è una e indivisibile, dunque niente Padanie o separatismi o secessioni. Promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, perché l’arte e la scienza sono libere. Lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani. Dunque il Vaticano non può dare ordini al Governo o al Parlamento. La scuola privata è autorizzata, ma senza oneri per lo Stato. Lo straniero che viene da paesi dittatoriali ha diritto di asilo. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali: per dire, non possiamo attaccare altri stati sovrani, tipo Serbia, Irak o Afghanistan. La bandiera è il tricolore e tutti devono rispettarla, a cominciare dai ministri.

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, nemmeno quando pubblica verbali o intercettazioni. Il lavoratore ha diritto a un salario proporzionato al lavoro che fa e sufficiente ad assicurare a sé e famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ergo, niente precariato. Tutti i cittadini devono pagare le tasse per concorrere alle spese pubbliche in proporzione ai loro redditi. Chi ricopre funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore (il che esclude imputati, condannati e anche prescritti: alla prescrizione si rinuncia per farsi assolvere nel merito, altrimenti dimissioni). Ogni parlamentare rappresenta l'intera Nazione senza vincolo di mandato. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale e giura al Parlamento fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione: quindi non può firmare leggi incostituzionali. E' lui che nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Dunque se un ministro fa pena o è imputato o non è degno della carica, la responsabilità è anzitutto del Quirinale. Il Presidente del Consiglio e i ministri sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla Giustizia ordinaria: cioè devono essere processati come gli altri cittadini. La Pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio di imparzialità, perciò vi si può accedere solo per concorso pubblico. Vietate le lottizzazioni, i favoritismi e soprattutto i conflitti d’interessi, perchè i pubblici dipendenti sono al servizio esclusivo della Nazione.

    I giudici sono soggetti soltanto alla legge: non al Governo o al Parlamento. Sono inamovibili. E si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni: una sola carriera, inseparabile. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (che dunque è obbligatoria, non discrezionale). E gode delle garanzie stabilite dall’ordinamento giudiziario, che è unico per tutti i magistrati. La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Si autogoverna attraverso il Csm: oltre al capo dello Stato che lo presiede e al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione, gli altri membri sono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. I processi devono avere una ragionevole durata. Le leggi incostituzionali vengono cancellate ipso facto dalla Corte costituzionale, che è lì apposta. La Costituzione non può essere modificata con leggi ordinarie, ma solo con leggi costituzionali, approvate due volte da ciascuna Camera e, se non ottengono i due terzi dei voti, sono sottoposte al referendum popolare confermativo. Dimenticavo: è vietato riorganizzare in qualsiasi forma il disciolto partito fascista… Tutto chiaro, ragazzi? Domande?”.

    Voce dal fondo dell’aula: “Scusi, prof, ma di quale paese sta parlando? Perché per un attimo ho avuto l’impressione che si riferisse all’Italia. Nel qual caso, mi scusi, ma non è che niente niente ci stava prendendo un tantino per il culo?”.
     
    marco travaglio
    August 29

    persona per bene (fino a prova contraria) vs ciarlatano

    ROMA - No a una legge sulle intercettazioni che limiti i poteri di indagine attribuiti ai magistrati, "nessuna contrarietà" a che "tutte le mie telefonate siano rese pubbliche". Romano Prodi reagisce così alla pubblicazione di alcune sue intercettazioni relative all'inchiesta Siemens.

    "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l'inconsistenza dei fatti a me attribuiti da 'Panorama' - dice l'ex presidente del Consiglio, che parla subito dopo l'intervento in proposito del premier Silvio Berlusconi - non vorrei che l'artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie". "Da parte mia - conclude Prodi - non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

    BERLUSCONI: PARLAMENTO INTERVENGA, SOLIDARIETA' A PRODI

     "La pubblicazione di intercettazioni telefoniche riguardanti Romano Prodi (SILVIO OVVIAMENTE DIMENTICA CHE PANORAMA E' SUO), a cui va la mia assoluta solidarietà, non è che l'ennesima ripetizione di un copione già visto. E' grave che ciò accada e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali": lo afferma, in una dichiarazione, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
    July 23

    che vergogna

    approvato il lodo alfano. un altro passo verso la dittatura
    July 22

    le acrobazie di j r smith

     

    i doppiatori dei simpson

     

    il sondaggio della settimana

    secondo voi, chi è il più grande inventore di tutti  tempi?
     
    a- leonardo da vinci
     
    b- guglielmo marconi
     
    c- signor pompino
     
    avete 5 secondi per rispondere
    July 20

    who is silvio berlusconi parte 1

     
    July 19

    mi autotasso

    Devolverò una somma pari a una mia indennità mensile alle forze dell'ordine della zona nolana, in provincia di Napoli, per contribuire, nel mio piccolo, ad aiutare i commissariati e le caserme più impegnate contro la criminalità a superare le enormi difficoltà economiche che sono costretti ad affrontare a causa dei tagli di bilancio operati dal governo.

    Mai si era vista una mobilitazione così ampia di tutte le rappresentanze delle forze di polizia, a dimostrazione della gravissima riduzione di risorse al comparto attuata dal governo di centrodestra, che con una mano difende la Casta riproponendo l'immunità parlamentare e con l'altra mette in ginocchio le forze dell'ordine. Mi sembra quindi doveroso aiutare i poliziotti, i carabinieri e i finanzieri che ogni giorno combattono la criminalità, ma che spesso non ricevono i fondi necessari nemmeno per comprare la benzina, pagare gli straordinari, riparare le auto e acquistare materiale di cancelleria per gli uffici.

    Nei prossimi giorni, quindi, andrò a effettuare una donazione al ministero dell'Interno, al comando generale dell'Arma e della Guardia di Finanza, chiedendo che venga indirizzata ai presidi di polizia del mio territorio. Sarebbe quantomai utile che anche altri parlamentari provvedano a loro volta ad autotassarsi per sostenere, con un gesto concreto, l'attività di poliziotti, finanzieri e carabinieri e garantire davvero più sicurezza ai cittadini.

    francesco barbato idv

    July 17

    silvio salva tutti

    Oggi ho rilasciato alcune dichiarazioni ad una trentina di giornalisti della stampa estera. Ho trovato i giornalisti molto interessati, se non increduli, per quanto sta accadendo nel nostro Paese. Una fase economica molto difficile, di recessione, aggravata da un dilagante malcostume nella gestione della res publica e da una classe politica che sembra vivere su un altro pianeta. Effettivamente questa sensazione è più che giustificata vista l’attività parlamentare di questi ultimi mesi. Riporto una parte del discorso sulla nuova e sbalorditiva norma “salva amici del Premier”. Il discorso è semplice, la larga maggioranza dei reati non è più punibile. Ora il sistema giudiziario italiano è KO, speriamo sia sufficiente per permettere alla banda di governo di fare gli interessi dei cittadini.

    Intervista:

    Antonio Di Pietro: Io credo che il compito principale del governo, e anche dell’opposizione, oggi nel nostro Paese, ma non solo nel nostro Paese, debbano essere le questioni di rilevanza economica, specie in vista di una recessione cavalcante e in vista di un potere d’acquisto bloccato da parte delle famiglie e, per quanto riguarda l’Italia, a differenza di altri Paesi, di un deficit pubblico potenzialmente in aumento e di uno spreco di pubblico denaro irrazionale e ancora non controllato.
    Questi sono i mali d’Italia che si innestano sui mali delle moderne democrazie liberali che troviamo all’interno del mondo occidentale. Rispetto a questi temi, che rappresentano l’urgenza dell’agenda politica italiana, al contrario, già dal primo giorno in cui si è insediata l’attuale legislatura, ci stiamo occupando di tutt’altro. Addirittura ce ne stiamo occupando con decretazione d’urgenza, come se queste fossero le urgenze e le emergenze del Paese e non le questioni a cui ho prima accennato.
    Tra queste segnalo una progressione di leggi fatte approvare per specifici interessi personali del premier. Segnalo innanzitutto questa situazione: fin’ora non c’è stato un solo provvedimento d’urgenza che non contenesse in sé almeno una norma che interessi in via personale il premier stesso, o qualcuno dei suoi amici. E l’anomalia che noi dell’IdV contestiamo è che queste norme ad personam sono inserite all’interno di provvedimenti, che di per sé potrebbero avere una valenza anche importante, ma che diventano veicolo di interessi strettamente personali. Fatta questa premessa, ripercorrendo la normazione d’urgenza fatte in queste settimane, noi vediamo che il primo atto del governo è stato il decreto legge con cui sono stati approvati e ratificati una serie di disposizioni dell’Unione europea e della commissione europea, con cui sono stati prorogati tutta una serie di termini obbligatori che erano in scadenza: il cosiddetto decreto “proroga - termine”. Il primo decreto ad essere stato fatto. Si tratta di un decreto realmente urgente. Se scadono i termini, e le cose non sono finite, bisogna farle, ma inserire all’interno di quel provvedimento e per di più in violazione della Corte di giustizia europea, la norma salva Rete 4 è un abuso personale in atti legislativi. E così, è necessario fare una serie di interventi per rendere più efficiente la lotta alla criminalità, ma all’interno di questi inserire una norma per ridurre le intercettazioni, impedendo la pubblicazione di quelle rilevanti, in virtù di esigenze personalissime del Presidente del Consiglio, addirittura esigenze notturne dello stesso, a noi questo pare davvero un abuso di funzione.
    Così noi dell’Italia dei Valori contestiamo il fatto che, all’interno di un pacchetto sicurezza, che di fondo noi auspichiamo poiché c’è bisogno di una legislazione che dia più sicurezza ai cittadini, vengano inserite norme che di fatto arrivano a creare ancor più insicurezza.
    Con il provvedimento approvato ieri, un ultimo emendamento, dell’ultimo minuto, di fatto ha reso impunibili tutti i criminali che vengono condannati ad una pena effettiva fino a sette anni e mezzo. Ogni cittadino italiano che alla fine del processo riceve una pena fino a sette anni e mezzo, non farà un solo giorno di carcere.

    Giornalisti: Perché?
    Antonio Di Pietro: Ed è amaro per me, conoscitore della materia, costatare come l’informazione su questo tema, sia sostanzialmente assente. Io ieri l’ho detto nel corso mio intervento, ma evidentemente è un’informazione che nono si vuol far circolare. Allora, vediamo cosa è stato inserito in questo provvedimento: è stata inserita una norma che io ho definito “salva-amici del premier”. Ma facciamo un passo indietro. Noi ogni giorno facciamo un decreto legge finalizzata a sistemare una pratica che serve a lui, aveva necessità di fare una legge che bloccasse i suoi processi, perché alcuni processi sono arrivati a sentenza e non riesce in questa legislatura a fare ciò che è riuscito a fare nell’altra: restringere i tempi sulle prescrizioni, depenalizzare alcuni reati, in questa legislatura il premier ha dovuto per forza pretendere una norma che bloccasse i processi che lo riguardassero, così ha fatto la salva- premier. La “salva premier” salva il premier ma non i cittadini. e nel processo salva premier, quello David Mills gli imputati sono due, lui e David Mills, ma il reato è uno, in concorso fra tutti e due. Allora, facciamo il caso che l’imputazione fosse di rapina, in concorso tra me ed un’altra persona, e su di me non si potesse procedere, il giudice che fa la sentenza nei suoi confronti, per motivare la sua colpevolezza, cioè aver fatto una rapina insieme a me , deve necessariamente parlare anche di me. Deve spiegare chi ha fatto il palo, e chi ha preso i soldi. Deve necessariamente motivare su tutti e due. Pur avendo salvato sé stesso da un processo penale, ciò non lo salva da un processo politico e morale nei confronti del premier. Perché il processo nei confronti di David Mills va avanti lo stesso. L’altro ieri è stato fatto il processo salva-premier, io con quel processo ho chiesto di rivedere gli atti., denunciai e dissi al premier, i suoi avvocati hanno sbagliato ancora una volta dissi ieri, perché hanno pensato ma salvare lei, ma si sono dimenticato di salvare il suo complice, quindi lei riceverà lo stesso la condanna morale e politica. Neanche a farlo apposta, il giorno dopo, hanno inserito anche la norma “salva-amici del premier”. Io lo denunciavo per la scorrettezza, loro hanno fatto due scorrettezze.

    Giornalisti: Cosa dice questa norma?
    Antonio Di Pietro: Questa norma dice.. ma dobbiamo fare ancora un passo indietro, in Italia come in tanti altri ordinamenti giudiziari, esiste l’istituto del patteggiamento, un istituito di rilevanza inglese ? , cioè la possibilità che accusa e difesa si accorgano della possibilità di patteggiare una pena e in quel caso il giudice riduce di un terzo la pena. La caratteristica, la ratio, quale è? Io Stato non perdo tempo a fare un processo, ad acquisire prove, ad ingolfare la giustizia, in cambio se voi vi accordate sulla pena, riduco di un terzo quello che alla fine ti dovrei dare. Di più, nella motivazione della sentenza, non devo spiegare le ragioni della colpevolezza, perché il patteggiamento non equivale a sentenza di condanna, ma a sentenza di presa d’atto sull’accordo di una pena, a prescindere dalla colpevolezza. È un modo che si usa in tutte le legislazioni per abbreviare i tempi e per trovare un punto d’incontro sull’applicazione di una legge.
    L’emendamento emesso ieri all’ultimo minuto, che cosa ha detto? Ha detto che l’applicazione della pena, cioè il patteggiamento si può fare anche con i processi in corso e già finiti. Intanto, aveva un senso fare il patteggiamento della pena, secondo la norma originaria, in quanto si faceva prima del processo, adesso si dà la possibilità a tutti di fare il processo, di perdere ugualmente tempo, di arrivare alla fine, e il giorno prima di andare in Camera di Consiglio,per decidere quale è la pena, l’imputato ed i suoi difensori, sanno che prove si sono acquisite nel dibattimento, e se sono colpevoli, mica sono scemi! Si prendono un terzo della pena in meno. Perché è stata introdotta questa diversità? che è un assurdo perché non ha più quella ratio propria di chi dà un terzo di pena in meno prima che si fa un processo e quindi prima che si accerta la colpevolezza. Perché è stata tolta? Perché così nel processo Mills il coimputato, lui per cui non era stato accettato il procedimento iniziale – non era stato richiesto perché speravano di trovare una soluzione iniziale - adesso a processo finito, possono applicarla. L’applicazione del patteggiamento al processo Mills comporta innanzitutto che Mills avrà una pena che non dovrà scontare perché ridotta si ridurrà entro i limiti che vi dirò tra poco. E quindi a Mills ciò potrà andare bene, una volta che valuta le carte e pensa di poter essere condannato. Secondo, che nella motivazione non dovrà più spiegare la colpevolezza, e quindi nessuno potrà più permettersi di dire “Berlusconi ma tu sei co-reo perché la motivazione dice la tua colpevolezza. Per ottenere questa assurda soluzione personalissima, volete sapere quali sono i danni per il paese? Sono i seguenti. Mettiamo che l’imputato sia condannato a sette anni e mezzo, la condanna effettiva che si riserva a rapinatori, stupratori, spacciatori di droga effettiva, perché una condanna a quindici anni tra attenuanti generiche, incensurati, una condanna a sette anni e mezzo è già una bella pena, nel processo di tangentopoli nessuno è stato condannato a più di sette anni, addirittura i tentati omicidi. tutti questi reati, alla fine del processo l’interessato cosa dice? Bene, patteggio a sette anni e mezzo, con il patteggiamento a sette anni e mezzo, la pena si riduce di un terzo, e si arriva a cinque anni. Tre anni l’abbiamo abbonati per l’indulto dell’anno scorso – e sono due - con la condanna a due anni è obbligatorio l’affidamento ai servizi sociali, l’imputato non può andare in galera. La condanna a sette anni e mezzo comprende quasi la totalità dei reati, fatta eccezione per l’omicidio, i sequestri di persona a scopo di estorsione e i reati di terrorismo, su sette anni e mezzo a causa del patteggiamento si scende di un terzo, due anni e mezzo, quindi cinque anni rimangono. A questo punto dovrebbero essere scontati cinque anni ma tre anni sono stati condonati a causa dell’ indulto schifoso, noi abbiamo detto no.. e quindi ne rimangono due. Quando hai una pena fino a due anni, la legge italiana prevede l’obbligatorietà dell’affidamento ai servizi sociali, perché è una pena minima e quindi non si manda in carcere.

    Giornalisti: Come per Previti?
    Antonio Di Pietro: Si, come per Previti.
    Allora per non avere una motivazione di coimputati, da cui si poteva rilevare una prova morale e politica di una corresponsabilità, inserisce una norma del pacchetto sicurezza e attenzione è proprio questo il dramma, stiamo parlando di un pacchetto in cui viene detto ai cittadini "stiamo facendo una serie di norme per combattere la criminalità e per produrre più sicurezza", e prevede tutta una serie di norme che però non produrranno alcun effetto perché tutti i criminali restano fuori. Questo ho cercato di spiegare ieri, forse ho sbagliato a leggerlo, perché avrei dovuto parlare in “dipietrese” , ogni volta che leggo non parlo dipietrese e questo mi crea dei problemi, prometto che non lo faccio più!

    July 16

    la solitudine dei cittadini

    Oggi, sul Corriere della Sera, Piero Ostellino denuncia la «tiepida reazione del Pd all'offensiva giudiziaria nei confronti di Del Turco». Sugli sprechi, le ruberie e il nepotismo, certificati dalle relazioni della Corte dei Conti, che gonfiano fino all'inverosimile i costi della sanità pubblica in Italia invece il quotidiano di via Solferino, almeno attraverso i suoi commentatori, non spende nemmeno un parola. Il problema - per Ostellino - è «la solitudine dei socialisti» e «la sorda continuità anti-socialista».

    Le questioni sollevate da Ostellino hanno solide radici storiche. Ma dubito che possano interessare ai lettori (elettori). Al di là delle discussioni socio-politiche restano i fatti. Quei fatti che ciascuno può leggere persino sulle pagine del Corriere.

    I soldi, come spiega il ministro dell'economia Giulio Tremonti, sono finiti. Nei prossimi anni nella sanità pubblica sono previsti tagli di sette miliardi di euro. In Abruzzo, dove il buco nelle spese sanitarie ha raggiunto il miliardo di euro, i cittadini dovranno con tutta probabilità pagare un uno per cento in più di Irpef per ripianarlo.

    Anche per questo il proposito annunciato da Silvio Berlusconi e dal ministro Angiolino Alfano di riformare la giustizia a partire dal prossimo settembre si annuncia fortunatamente in salita. Il Cavaliere vuole portare i pubblici ministeri sotto il controllo dell'esecutivo, vuole impedire le intercettazioni telefoniche nelle inchieste sulla pubblica amministrazione, vuole vietare alla stampa di pubblicare qualsiasi notizia sulle indagini in corso, vuole reintrodurre l'immunità parlamentare. Berlusconi vuole farlo, ma sa di avere poco tempo. La sua luna di miele con il Paese sta rapidamente finendo. Parte della fiducia incassata col dopo-voto è già stata bruciata sull'altare delle leggi ad personam e anche se il premier ritiene di poter recuperare terreno la prossima settimana, quando annuncerà che la spazzatura è scomparsa dalle strade della Campania, la parabola discendente è iniziata. Intervenire sulla giustizia prima di Natale potrebbe essere, dunque, molto pericoloso. Non per niente la Lega già ha detto chiaro e tondo che le priorità sono altre.

    Certo, dalla sua Berlusconi ha una maggioranza parlamentare schiacciante, un'opposizione quasi inesistente e molti media militarmente schierati. Ci sono però bugie che anche se ripetute in tv o negli editoriali dei quotidiani restano tali. Dal Cavaliere gli italiani si aspettavano (e aspettano ancora) aumenti dei salari, diminuzione dei costi della politica, maggiore sicurezza. Questi obiettivi vanno raggiunti. Perché dopo l'estate, checché ne possano dire la stampa o i telegiornali, ciascuno guardando la propria busta paga potrà rendersi conto se è stato preso in giro o meno. E per Berlusconi e gli altri esponenti della Casta il problema al quel punto non sarà più la solitudine dei socialisti, ma quella dei cittadini. Dire che tutti i 900 e passa parlamentari, nominati dalle segreterie dei partiti e non eletti dai cittadini, diventeranno ufficialmente intoccabili per legge, quando gli altri, i paria, combattono per arrivare a fine mese è una pessima idea. È un errore etico, economico e politico, su cui persino l'unto del Signore rischia di essere crocifisso.
    da 'voglioscendere'

    fiducia

    "Sig. Presidente del Consiglio, anche oggi Lei non c’è!
    Lei continua a chiedere al Parlamento la fiducia alla sua persona e nel suo operato e però continua a non farsi vedere.
    E non venga a dirci che è impegnato altrove perché Le posso assicurare che noi possiamo pure aspettare qualche ora o qualche giorno pur di vederLa in aula.
    Ma forse Lei semplicemente non ritiene di presentarsi perché considera il Parlamento così alle sue dipendenze da non avere nemmeno bisogno di venire di persona per chiedere la fiducia.
    Nell’uno o nell’altro caso, noi dell’Italia dei Valori, non siamo affatto disponibili a dargliela la fiducia perché si comporta come uno che ha due facce: una davanti ed una di dietro.
    Con quella davanti, dice agli italiani che questo decreto serve per meglio combattere la criminalità ma con l’altra faccia – quella di dietro - spunta le armi e toglie i mezzi finanziari e gli strumenti operativi alla Magistratura ed alle forze dell’ordine che la criminalità, poi, devono realmente combatterla e contrastare tutti i giorni.
    Ecco allora alcune perle del suo operato di cui è bene che i cittadini italiani prendano coscienza e conoscenza.
    Lei dice che vuole dare sicurezza ai cittadini ma contestualmente ha appena emanato un decreto con cui sono stati previsti per il prossimo triennio tagli per oltre 700 milioni di euro dai capitoli del Ministero dell’Interno e di oltre un miliardo di euro dal Ministero della Difesa impedendo così l’acquisto di autovetture, carburante, munizioni, divise e ogni strumento utile per garantire la sicurezza dei cittadini.
    Lei dice che vuole utilizzare l’esercito in pattuglie miste con le forze dell’ordine ma poi con l’altro decreto dispone una riduzione netta nel triennio dell’organico sia della Polizia di Stato (circa 7000 unità in meno), che delle altre forze dell’ordine, militari compresi, per un totale di quasi 40.000 unità.
    Lei dice che vuole la carcerazione per i clandestini e poi non solo nulla ha disposto per l’edilizia penitenziaria ma addirittura ha tagliato i fondi attualmente stanziati per la manutenzione delle carceri. A meno che non pensi di mettere i delinquenti che dice di voler combattere a Villa Certosa!

    Peggio ancora ha fatto e sta facendo con l’Amministrazione della Giustizia.
    Lei dice che vuole una Giustizia più efficiente ma poi si limita solo a caricare i magistrati di altro lavoro senza assegnare loro le dovute risorse ed i necessari strumenti.
    Anzi toglie loro anche quel poco che hanno.
    Infatti, per far fronte ai mancati introiti conseguenti alla eliminazione indiscriminata dell’ICI, ha tolto con il recente decreto legge n. 93 quasi 60 milioni di euro dai fondi già assegnati dal precedente Governo al Ministero della Giustizia ed oltre 100 milioni di euro da quelli già assegnati al Ministero dell’Interno.
    Beh, no: qualcosa per la Giustizia Lei ha fatto anche con questo decreto legge.
    Per la Giustizia che serve a lei ed agli amici suoi ovviamente non per il bene del paese.
    Sì perché ha fatto inserire nel pacchetto sicurezza una norma che con la sicurezza non c’azzecca nulla ma che serve ancora una volta a Lei ed a tale David Mills - coimputato con lei nel processo di Milano - per corruzione in atti giudiziari.
    Mi riferisco alla possibilità prevista nell’odierno decreto legge di richiedere il patteggiamento anche per i processi già in dibattimento e dopo che tale procedura era già stata respinta o comunque non richiesta nella fase precedente al dibattimento stesso.
    La ratio della norma originaria sul patteggiamento è nota: ridurre di un terzo la pena a coloro che non fanno perdere tempo alla giustizia patteggiando la pena subito e prima del processo. In tal modo si risparmia tempo ed il giudice non deve – anzi non può - nemmeno motivare sulla colpevolezza o meno dell’imputato che ha patteggiato.
    Lei si è attaccato a questa giusta norma per inserirvi oggi il solito “emendamento salvapremier” anzi, nel caso di specie, “salva amici del premier”.
    Con l’odierno escamotage - inventato dai suoi consiglieri e difensori che una ne fanno e cento ne pensano – oggi lei dà la possibilità anche al suo complice Mills di patteggiare la pena, nonostante il processo sia praticamente finito e quindi senza alcun risparmio per i tempi processuali.
    Si dirà: e con ciò? Eh no: così il giudice non potrà più pronunciarsi sulla sua colpevolezza e quindi neanche pronunciarsi sul concorrente del reato e cioè Lei.
    La questione non è di poco conto giacchè - in caso di condanna di David Mills – si sarebbe posto un grosso problema di permanenza da parte sua al Governo, sig. Presidente, perché ciò avrebbe comportato anche una sua condanna politica e morale!
    Non c’è che dire, davvero una bella trovata, sig. Presidente del Consiglio che non c’è!
    E non importa se – per ottenere ciò – lei sta facendo emanare una norma che di fatto si traduce in un ulteriore indulto mascherato ed addirittura nella impossibilità di mandare in galera coloro che in questi anni hanno commesso reati gravissimi per i quali dovrebbero essere condannati addirittura ad una pena effettiva fino a 7 anni e mezzo.
    Sì è così, basta fare un po’ di calcoli!
    A chi risulta essere condannato fino a 7 anni e mezzo – e quindi anche per i rapinatori, ladri, estorsori, spacciatori di droga e stupratori – con il patteggiamento, dovendosi applicare la riduzione di un terzo, la pena scenderebbe a 5 anni.
    Poi – siccome nel frattempo è stato emanato l’indulto devono essere scontati ulteriori tre anni.
    Ne rimangono due, per i quali è previsto dalla legge l’affidamento ai servizi sociali.
    Ecco, ancora una volta dimostrata la sua doppia faccia: a parole dice di voler combattere la criminalità, nei fatti non esita ad allargare le maglie della giustizia e mandare per strada fior fiore di delinquenti pur di ottenerne qualche vantaggio personale.
    Noi dell’Italia dei Valori ribadiamo il nostro dissenso su questo decreto legge non solo perché lei ancora una volta l’ha travisato e rigirato a suo uso e consumo ma anche per alcune perle di ingiustizia sociale ivi contenute, fra cui, soprattutto: l’aggravante razziale, che prevede un aumento di pena nel caso che a commettere un delitto sia un extracomunitario. Noi riteniamo che i delinquenti siano tutti uguali e che – per una giovane violentata o una vecchietta rapinata – non faccia alcuna differenza se subisce la violenza o la rapina da un italiano o da un extracomunitario. Sempre lo stesso dolore e la stessa umiliazione prova e noi vogliamo punire i colpevoli allo stesso modo e non con lo “sconto” se è un ariano italiano.
    Non ha senso poi neppure la norma blocca processi nella sua attuale configurazione giacchè è solo un rinvio di una emergenza che c’e’ e che lascia i tribunali ingolfati allo stesso modo in cui si trovano oggi.
    Anzi li ingolfano ancora di più perché comunque dovranno farsi centinaia di migliaia di notifiche sia agli imputati per permettere loro di non usufruirne sia alle parti lese che vogliono azionare le cause civili. E fra un anno saremo sempre allo stesso punto di partenza.
    Ancora più assurda consideriamo la schedatura con le impronte digitali ai bambini extracomunitari. Anzi la consideriamo un vero e proprio comportamento xenofobo che non fa onore al nostro paese e che ci riporta ai tempi bui dell’olio di ricino, di cui lei ogni giorno di più si pone e propone come degno prosecutore.
    Per tutte queste ragioni l’Italia dei Valori Le nega convintamene – con il cuore e con la mente – la fiducia."

    antonio di pietro

    July 14

    passaparola s

    Pubblico il testo dell'intervento di Marco Travaglio:

    Buongiorno a tutti. Questa è stata un'altra grande settimana per l'informazione italiana. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona c'era poca gente, mentre Piazza Navona era piena l'8 luglio. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è fatto un grosso favore a Berlusconi, poi Berlusconi ha smentito chiamando spazzatura chi ha manifestato contro di lui. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è insultato e vilipeso il Capo dello Stato, il capo di uno Stato straniero cioè Papa Ratzinger, il povero Veltroni. Invece ci si è dimenticati di parlare dell'argomento che aveva dato il via alla manifestazione cioè le leggi canaglia e, in realtà come tutti sanno, si è parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, del Caimano e delle sue leggi canaglia e se si è parlato di altri è perchè gli altri sono i suoi volontari o involontari alleati e aiutano meglio a spiegare la sua resistibile terza ascesa o meglio seconda resurrezione. Ci hanno raccontato che la gente scappava spaventata da Piazza Navona invece non se n'è andato nessuno. Che la gente non applaudiva, mentre in realtà applaudiva entusiasta. E alla fine ci hanno raccontato che per il cittadino italiano le priorità non sono queste, il cittadino italiano se ne infischia della giustizia, della legalità, della legge uguale per tutti. E' indifferente al lodo Alfano sull'immunità delle quattro cariche dello Stato o meglio a seguire Berlusconi, che definisce le manifestazioni "spazzatura", le alte discariche dello Stato. Poi, per fortuna, è uscito, molto nascosto sul Corriere della Sera, con un titoletto piccolo, un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostra quanto segue: gli italiani, per il 29.4%, hanno condiviso la manifestazione. Badate che gli italiani rispondevano non su quello che è effettivamente accaduto perchè i telegiornali e i giornali non hanno raccontato quello che è effettivamente accaduto ma quello che volevano far credere che fosse accaduto. Bene, anche su quell'immagine completamente distorta di un'orgia di insulti, di attacchi, di violenze, di oltraggi alla democrazia e alle istituzioni, un terzo degli italiani si è detto favorevole. La cosa più stupefacente è che di questo terzo degli italiani che erano favorevoli alla manifestazione così com'è stata presentata ci sono un elettore del Partito Democratico su due - il 48% - e solo un terzo degli elettori del Partito Democratico ha seguito Veltroni nella sua dissociazione totale - tra l'altro non si capisce bene da cosa si dissocia perchè non si è mai associato, questi qua che prendono le distanze senza mai essere stati vicini fanno abbastanza ridere. Ma addirittura che quella piazza, quella manifestazione contro le leggi canaglia, contro l'immunità per le alte cariche, contro la legge bavaglio sulle intercettazioni e la libertà di stampa, contro il blocca processi, è piaciuta al 22% degli elettori leghisti - un elettore leghista su cinque - ed è piaciuta al 12% degli elettori del Popolo delle Libertà, cioè del partito di Berlusconi e di Fini. La piazza, a differenza dei leader del centrosinistra, è riuscita a parlare a una parte importante e a convincere una parte importante degli elettori del centrodestra. Questa è la realtà rispetto alle fantasie, agli incantesimi messi in moto dal sistema mediatico alla greppia dei partiti. Abbiamo, per fortuna, affermato che in questa democrazia malfamata, sempre più menomata, c'è qualcuno che vuole ancora esercitare fino in fondo non il suo diritto all'insulto - perchè nessun insulto è stato lanciato - ma il suo diritto alla critica anche forte come avviene nelle democrazie: più alta è la poltrona dove il politico si siede, più ampio è il diritto-dovere di critica che hanno i cittadini, gli intellettuali, gli scrittori, i comici, i falegnami, i salumieri o chiunque voglia esercitarlo. La libertà di parola non è stata conquistata al prezzo del sangue per applaudire il potere, perchè quel tipo di libertà di parola c'è anche nelle tirannidi. La libertà di parola è stata conquistata al prezzo del sangue per poter criticare il potere e la satira, con il suo linguaggio, può fare molto di più rispetto alla critica - magari spesso paludata - dei professori, degli intellettuali e dei giornalisti. La satira si è sempre potuta permettere ciò che gli altri non si potevano permettere, proprio perchè la satira è la satira. Come dice Daniele Luttazzi, la satira fa esattamente quel cazzo che le pare, l'unico limite è il codice penale. Insomma, abbiamo affermato il diritto di critica e lo abbiamo esercitato fino in fondo. E' il contrario del diritto all'applauso ed è la ragione per cui le democrazie si distinguono dalle dittature, dove è possibile parlare per applaudire il potere ma non per criticarlo. Nelle democrazie si possono fare entrambe le cose senza, in teoria, subire conseguenze. Che cosa è accaduto? Questo sondaggio non ha suscitato nessun dibattito, è stato immediatamente accantonato perchè gli elettori, quando si dimostrano maturi, debbono essere criminalizzati, occultati, bisogna fare in modo che la gente non sappia di essere un popolo matura, quando si comporta in maniera matura. Quindi quando arrivano buone notizie dai sondaggi, per i cittadini, vengono nascoste. La teoria è sempre la stessa: i partiti hanno sempre ragione, la gente se segue i partiti bene se no ha torto, non capisce, va educata. Va educata al culto dell'impunità, della legge diseguale per tutti, delle violazioni della Costituzione. Va abituata, poco alla volta. Va tenuta in uno stato di torpore per evitare che si svegli, che capisca, che reagisca e anche che si incazzi visto quello che sta succedendo. Da questo punto di vista è spettacolare quello che accade a meno di una settimana dalla manifestazione, cioè che i partiti sono tornati a fare esattamente quello che facevano due-tre anni fa prima dell'uscita del libro "La Casta", prima del V-Day, prima di tutta la polemica salita dal basso nei confronti di una classe dirigente ormai chiusa, autoreferenziale, che parla soltanto a se stessa e di se stessa...

    Ne è dimostrazione questo spettacolare convegno indetto da Massimo D'Alema, questo Andreotti perdente, che ritorna continuamente, ciclicamente dalle sue ceneri ma non riesce mai a vincere un'elezione a differenza di Andreotti che, se non altro, le elezioni le sapeva vincere. Questo è un Andreotti, perchè è eterno, ma è un perdente perchè non ha mai vinto niente. Ora ha lanciato un'idea davvero da leccarsi le dita: partire con un bel dibattito sulla riforma elettorale alla tedesca! Un tema appassionante: chiunque frequenti bar, cinema, metropolitane, autobus sente un chiacchiericcio, la gente non parla d'altro! "A quando un sistema tedesco? Evvai, finalmente! Torna D'Alema e ci darà il sistema tedesco!" E tutti a parlare del sistema tedesco come se fosse il problema numero uno del Paese. Perchè? Perchè costoro ritengono che, dato il salvacondotto a Berlusconi con il lodo incostituzionale Alfano, lodo che ancora prima di essere firmato già ci hanno fatto sapere dal Quirinale che verrà firmato, anche se tutti scrivono e sanno che è incostituzionale, adesso la Casta si può rimettere comoda. Perchè? Per il passo successivo. Ne parlano già i giornali, c'è un altro genio del centrosinistra, tale Mantini... bisogna dare l'immunità anche agli altri. Perchè soltanto a Berlusconi e agli altri no? Tra l'altro oggi hanno arrestato Del Turco con mezza giunta della regione abruzzese. Anche questo è ciclico: già nel '93 fu arrestata in blocco e l'andarono a prendere con l'accalappiacani, li portarono tutti in galera per abuso d'ufficio e infatti si dovette depenalizzare l'abuso d'ufficio per tirarli fuori dal processo. Purtroppo uno restò dentro lo stesso. Era il presidente Salini, aveva anche una condanna per falso, non solo per abuso, e dato che con la condanna non poteva più fare il presidente della regione, nemmeno il consigliere regionale ma neanche il sindaco del suo paese, il presidente della sua provincia, nemmeno il consigliere circoscrizionale, si decise di promuoverlo in Parlamento. Voi sapete che con una bella condanna non si può più entrare negli enti locali ma nel Parlamento nazionale si. Quindi tornò trionfalmente in Parlamento da pregiudicato, perchè non gli era mai capitato da incensurato. Ce lo portò Forza Italia, poi Mastella lo vide e, invidioso - voi sapete che Mastella quando vede un pregiudicato in un altro partito gli viene subito voglia di abbracciarlo e di portarlo da se - riuscì a convincerlo e a portarlo nell'Udeur. Adesso hanno arrestato Del Turco, degno successore di questo Salini. Non sappiamo ovviamente come andrà il processo, si parla addirittura di una tangente di 6 milioni di euro - cosa volete che sia? Sarebbe il caso di bruciare le tappe. Tanto lo sappiamo che se dovessero, sventuratamente, condannarlo o dichiararlo colpevole ma salvo per prescrizione come spesso è accaduto - Andreotti, Berlusconi, D'Alema stesso sono tutti prescritti eccellenti - poi lo porterebbero in Parlamento per premiarlo. Allora, io direi: è inutile fare il processo. Invece di processarlo, rinviarlo a giudizio, fare le indagini, fare le udienze che costano un sacco di soldi, facciamo così: dichiariamolo immediatamente parlamentare di diritto. Evitiamo questa lunga fase di perdita di tempo che è il processo: quando uno viene arrestato per tangenti va di diritto al Parlamento nazionale. Potrebbe essere una riforma che snellisce le procedure giudiziarie, libera i magistrati da questi processi inutili che vengono fatti ai pubblici amministratori e ai politici, tanto lo sappiamo che se lo condannano lo promuovono al Parlamento. E' inutile aspettare: promuoviamolo subito! Diamolo già per condannato e promuoviamolo subito, visto che la sanzione accessoria in caso di condanna per tangenti di solito è un seggio sicuro alla Camera o al Senato. L'alternativa, naturalmente, è il ritorno all'immunità parlamentare come ai bei tempi di Tangentopoli, quando i parlamentari se ne stavano trincerati nel loro castello, alzavano tutti i ponti levatoi onde evitare che potessero entrare Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza: non sia mai che le forze dell'ordine o il magistrato violino il sacro suolo del Parlamento e quindi gettavano olio bollente sotto forma di dinieghi dell'autorizzazione a procedere ai magistrati che volevano perseguire i parlamentari per reati comuni. Questo sarebbe il replay di una scena già vista e già se ne sta parlando. A questo punto io dico: ma perchè limitare l'immunità parlamentare soltanto a mille uomini politici, quelli che hanno avuto la fortuna di autonominarsi nell'ultima legislatura? Perchè tener fuori, ad esempio, i presidenti delle regioni? Abbiamo Del Turco in carcere, Cuffaro che, poveretto, è dovuto scappare quando è stato condannato per favoreggiamento di alcuni mafiosi e quindi ha trovato rifugio al Senato, abbiamo Bassolino che è stato rinviato a giudizio per lo scandalo della monnezza, abbiamo un altro ex presidente di regione, Fitto, che poco prima che chiedessero il suo arresto ha trovato scampo alla Camera e adesso è anche ministro - perchè non ci facciamo mancare nulla -, abbiamo il presidente della Regione Lombardia Formigoni ancora imputato - hanno proprio chiesto la sua condanna pochi giorni fa per lo scandalo della fondazione Bussolera Branca. Altri magari ne verranno, non poniamo limiti alla Provvidenza: abbiamo indagato anche il Presidente della Regione Basilicata nelle indagini di De Magistris, abbiamo una Regione come la Calabria che ha 33 consiglieri su 50 sotto inchiesta, sotto processo o già condannati - sono il 66% - compreso il Presidente Loiero, anche lui pluriindagato. Allora facciamo così: facciamo un'immunità parlamentare extra-large che abbracci anche tutti gli amministratori locali. Si potrebbe arrivare addirittura al numero di 400.000: voi sapete che, secondo il libro "La Casta", coloro che vivono di politica in Italia fra incarichi elettivi, incarichi di giunta e consulenze, sono 400.000 le persone che vivono a spese nostre di politica. Potremmo stabilire che queste 400.000 persone possono fare o aver fatto tutto quello che vogliono ma il patentino di politici gli regala l'immunità, così almeno non si parlerà più di privilegi per quelle quattro alte cariche, tre delle quali tra l'altro ancora non hanno processi e quindi non si è capito per quale motivo vengano immunizzate. Così facendo, si farebbe qualcosa di un po' più equo perchè effettivamente è un po' poco ripristinare l'immunità soltanto per mille parlamentari lasciando tutti gli altri alla mercè dei magistrati. In fondo, come il Cavaliere ha bisogno di serenità, di tranquillità e anche di tempo per potersi fare i cazzi suoi senza che i magistrati lo disturbino con dei processi, è giusto che anche un sindaco, un presidente di circoscrizione, un consigliere provinciale abbiano la giusta serenità e il giusto tempo per farsi a loro volta i cazzi propri derubandoci. Rendiamoli immuni tutti, creiamo una categoria di immunodeficienti acquisiti o immunodelinquenti acquisti. Come diceva il grande Claudio Rinaldi su L'Espresso, l'autorizzazione a procedere, in Italia, diventa immediatamente autorizzazione a delinquere. Sappiamolo, che se vogliamo delinquere tranquillamente dobbiamo almeno arraffare un posticino in un consiglio comunale, altrimenti pazienza: ci rassegniamo a fare il ruolo dei derubati, che tra l'altro è il ruolo che esercita ciascuno di noi da decine e decine di anni a seconda della nostra data di nascita. Ecco, l'importante è sapere - e lo stanno già facendo - che quando ci verranno a raccontare di una volta, ai tempi belli, quando la Costituzione veniva rispettata c'era l'immunità parlamentare che metteva al riparo i parlamentari dalle indagini, mentono. Nel senso che l'immunità parlamentare come la raccontano loro non è mai esistita. L'immunità parlamentare intesa come scudo spaziale che protegge il parlamentare dalle indagini non è mai esistita nel Parlamento italiano. Esisteva un'altra cosa, molto diversa, molto più limitata che era l'autorizzazione a procedere. Cosa vuol dire? Che un magistrato, prima di poter indagare su un politico doveva chiedere al Parlamento se avesse nulla in contrario. Il Parlamento non poteva bloccare l'indagine: aveva il dovere di concedere l'autorizzazione a procedere, salvo un caso eccezionale, cioè che ci fossero le prove che quell'indagine a un parlamentare aveva finalità politiche. Cioè, non c'erano elementi di accusa - non avevano trovato soldi, non avevano trovato prove, non avevano testimoni, non avevano collaboratori, non avevano chiamate in correità - ma avevano semplicemente un teorema che faceva pensare a una persecuzione. Cioè non c'erano i soldi a Mills, non c'era la lettera di Mills che dice "Mr. B. mi ha dato i soldi", non c'erano le telefonate di Berlusconi a Saccà che mercanteggia ragazze in cambio di soldi o di senatori che fanno il ribaltone, non c'erano telefonate di politici che scalavano banche. Ecco, non c'era niente se non, appunto, un'invenzione di un magistrato probabilmente politicizzato che voleva colpire questo parlamentare per finalità politiche. Su chi era ritagliata questa norma? Era ritagliata su eventuali esponenti dell'opposizione che, magari, avessero fatto qualche gesto un po' estremo: una denuncia pubblica un po' esagerata, un blocco stradale, un'occupazione delle terre, un picchettaggio, uno sciopero, una manifestazione in ferrovia per bloccare i treni a fini dimostrativi, un'obiezione di coscienza in piazza come quelle di Pannella che distribuiva gli spinelli contro il proibizionismo. Cose di questo genere: indagini su reati politici magari fatti da magistrati che, si temeva nel '46-'48 da parte dei Padri Costituenti, fossero talmente omologati, asserviti alla cultura, al ceto sociale del potere, del governo da poter fare un servizio al governo per liberarlo da qualche oppositore scomodo. Questa era la "ratio" di questa norma. Tant'è che finchè il Parlamento è stata una cosa seria questa norma è stata usata con estrema prudenza. Poi si cominciò a svaccare: negli anni Settanta e Ottanta, quando partirono seriamente le indagini sulla corruzione, sui rapporti mafia-politica, quell'autorizzazione a procedere cominciò a essere negata noi in quei casi eccezionale, quando la Costituzione prevedeva che potesse essere negata, ma quasi automaticamente, quasi sempre per coprire indagini che di persecutorio e politico non avevano niente ma in compenso avevano i soldi, i rapporti con la mafia, tutte le accuse, tutte le prove e i riscontri. Si diceva che c'era comunque un fumus persecutionis e si negava l'autorizzazione a procedere. Lo scandalo era tale che la gente non ne poteva più, tant'è che nel '92 questi signori erano asserragliati nel Palazzo non solo per proteggersi dai giudici ma anche per proteggersi dai loro stessi elettori che, avendo scoperto come usavano il potere, volevano fargli la pelle. Qualcuno ricorderà degli episodi molto spiacevoli come lanci di monetine, politici inseguiti per le strade al grido di "ladro! ladro!". Fu l'ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell'istituto che era diventato abusivo. Un po' come adesso che votano per il loro vicino - fanno i pianisti - e fanno una legge per impedirsi di votare per il loro vicino. Si rendevano conto che la tentazione era troppo forte: o facevano una legge per tagliarsi le mani oppure quelle mani avrebbero continuato ad usarle per rendersi immuni. Quindi, con legge Costituzionale, fu abrogata l'autorizzazione a procedere per le indagini. Rimase, naturalmente, per l'arresto - non si può arrestare nessun parlamentare senza il consenso del Parlamento -: il Parlamento non da mai il consenso. Proprio l'altro giorno il Parlamento ha negato l'autorizzazione all'arresto per il senatore del Popolo delle Libertà Nicola De Girolamo, eletto nella circoscrizione Europa candidandosi all'estero e dichiarando di essere residente in Belgio, mentre non era per niente vero. Cioè, si è travestito da straniero mentre risiedeva assolutamente non in Belgio. Stiamo parlando di una truffa agli elettori, se fosse dimostrata, ma essendo lui stato eletto non può essere arrestato. Quindi, per l'arresto la negano sempre perchè ci vuole ancora l'autorizzazione a procedere. Per le intercettazioni la negano sempre perchè ci vuole ancora. D'altra parte, a nessun magistrato verrebbe in mente di avvertire un parlamentare dicendo "guarda, ti stiamo per intercettare, tant'è che chiediamo a te e ai tuoi amici o compari il permesso di intercettarti". O si fa a sorpresa o non si fa. Idem per quanto riguarda le perquisizioni. Rimase, quindi, l'autorizzazione salvo che per fare le indagini. Poi rimase un ambito di insindacabilità quando parli nell'ambito delle tue funzioni o quando voti nell'esercizio delle tue funzioni. Non ti posso processare perchè hai votato in un modo anzichè in un altro, in Parlamento, e non ti posso processare nemmeno quando hai parlato da parlamentare, facendo una denuncia, un esposto, un'interrogazione parlamentare. Anche di questo si è stra-abusato facendo rientrare nelle esternazione nell'esercizio delle funzioni tutta una serie di insulti - pensate a Sgarbi mentre insulta mezzo mondo: finchè era parlamentare si piccava di essere immune dalle conseguenze degli insulti. Lui insulta un cittadino e quello non può avere giustizia. Il cittadino critica lui e lui lo querela, perchè "io so' io e voi non siete un cazzo", come diceva giustamente il Marchese del Grillo citando Gioacchino Belli. Ecco, questa immunità c'è in quasi tutti i Paesi solo che per le parole dette e per i voti espressi, mentre l'immunità che vogliono ripristinare è pessima, nel senso che mette al riparo, preventivamente, il parlamentare da indagini che possono riguardare reati comuni, reati legati alla funzione, reati commessi durante l'esercizio del mandato parlamentare ma anche prima. E' quindi l'autorizzazione a delinquere, l'incentivo a delinquere e poi a buttarsi in Parlamento. Oppure, l'incentivo a quelli che già stanno in Parlamento a delinquere impunemente perchè tanto poi si nega l'autorizzazione a procedere. Il fatto che la vogliano ripristinare e che abbiano dichiarato di volerla ripristinare perchè così non sarebbe nemmeno necessario il lodo Alfano, in quanto Berlusconi verrebbe coperto dall'immunità anche retroattivamente per i processi già cominciati prima - che si bloccherebbero insieme a quelli di Dell'Utri, di Cuffaro, di tutti gli esponenti di centrodestra e centrosinistra che abbiamo raccontato nel libro "Se li conosci li eviti" - vuol dire che non vogliono ripristinare quello che i Padri Costituenti avevano istituito, cioè quella possibilità eccezionale di bloccare le indagini persecutorie per fini politici. Vogliono ripristinarne la versione che loro avevano trasformato in un abuso, quella che automaticamente bloccava i processi. Perchè evidente che mai, nemmeno col vecchio articolo 68 della Costituzione abolito nel '93, si sarebbe potuto pensare di bloccare il processo Mills o il processo Saccà. Per quale motivo? Perchè il processo Saccà è pieno di prove e le hanno fornite proprio Berlusconi e Saccà con le loro telefonate, non c'è ombra di politica in tutto quello perchè sono loro che parlano! Dove sta il fumus persecutionis? Sono loro che si sono incastrati da soli con le loro parole. Allo stesso modo mai il processo Mills potrebbe essere bloccato in base all'articolo 68 reintegrato com'era prima del '93 perchè nel processo Mills c'è la confessione di Mills al suo commercialista nella quale dice appunto "Mr. B. mi ha fatto avere 600.000$ in cambio della mia testimonianza falsa o reticente". Quella che loro vogliono ripristinare non è la norma dei nostri Padri Costituenti, che oggi non ha più nessun senso perchè per fortuna non abbiamo più una magistratura asservita al governo che potrebbe colpire uomini dell'opposizione, ma abbiamo l'esatto contrario. Un governo che vorrebbe bloccare le indagini della magistratura contro membri del governo, non contro membri dell'opposizione. Una magistratura accusata di essere troppo indipendente dal governo e dalle maggioranze del momento. Prepariamoci, naturalmente, perchè io credo che ci proveranno e probabilmente ci riusciranno: c'è un ampio consenso trasversale, credo che finora soltanto Di Pietro abbia detto che dell'immunità non se ne parla neanche mentre nel centrosinistra ci sono vaste aree di permeabilità a questo richiamo della foresta. Tutti immuni e non se ne parla più. Tant'è che il PD vuole allearsi con l'UDC che viene sempre presentato come il partito dell'avvenente Casini e ci si dimentica che l'UDC non esisterebbe se non avesse Cuffaro e i suoi amici degli amici in Sicilia e se non ci fosse quell'altra praeclara figura di moralità pubblica che è Lorenzo Cesa, leader dell'UDC molto attivo - come voi sapete - anche in Calabria, vedi indagini di De Magistris che adesso stanno smontando i suoi cosiddetti colleghi. Quindi, parlano di legge elettorale tedesca, parlano di dialogo con l'UDC, preparano un'immunità urbi et orbi, plenaria in secula seculorum. Come se il libro "La Casta" non fosse uscito, come se i V-Day non ci fossero mai stati per la classe politica. Per fortuna, come abbiamo detto, per i cittadini "La Casta" è un libro importante, il V-Day è una cosa importante, manifestazioni come quelle di Piazza Navona sono applaudite da un terzo degli italiani, dalla metà degli elettori del PD e addirittura da un quinto degli elettori della Lega e da un decimo di quelli del centrodestra. Insomma, gli elettori sono qualche chilometro più avanti della nostra classe dirigente, basta semplicemente non farli sentire soli e non farli sentire stupidi. Fargli capire che pensare così e sentire così è cosa buona e non cosa di cui vergognarsi. Come al solito, passate parola e prepariamoci a un autunno di referendum. Grazie.

    marco travaglio

    il lodo metastasi

    Dunque abbiamo assodato che, quando Al Tappone definisce “metastasi” la magistratura, è una battuta. Quando definisce “coglioni” gli elettori che non votano per lui e “spazzatura” 50 mila persone che manifestano contro di lui, è una battuta. Quando il ministro Bossi preannuncia “300 mila fucili” pronti a sparare in Padania, è una battuta. Gli unici che non possono fare battute sono i comici: quelli “insultano”, “vilipendono”, minacciano la democrazia. Invece chi sfigura la Costituzione a propria immagine e somiglianza “dialoga”, anche se parla da solo.
    A questo proposito, circolano due singolari leggende metropolitane

    1) Il Lodo Alfano, detto anche Dolo Berlusconi, sarebbe legittimo e ragionevole, se solo non fosse approvato con legge ordinaria, ma costituzionale.
    2) Il Lodo Alfano risponderebbe ai rilievi avanzati dalla Consulta nella sentenza del gennaio 2004 che bocciava il Lodo Schifani. Ragion per cui, si apprende da una nota del Quirinale, la firma del capo dello Stato sarebbe addirittura “una scelta obbligata” anche in calce a una legge ordinaria.

    E’ quel che sostiene, per esempio, l’ex presidente della Corte Alberto Capotosti con un’intervista al Corriere in cui afferma l’esatto contrario di quel che lui stesso disse al Corriere il 26 giugno. Allora parlava di “via impervia”, di “scorciatoia per ottenere l’immunità delle alte cariche”, citava “il precedente della sentenza della Corte costituzionale che nel 2004 ha dichiarato illegittimo il lodo Schifani”, sentenza “di cui sento circolare letture semplificate”, mentre in realtà bocciava l’immunità “con molta eleganza e riferimenti a principi generali”. Ragion per cui, niente immunità per le alte cariche: piuttosto, meglio “reintrodurre l’autorizzazione a procedere per i parlamentari, abolita nel ‘93”.Ora, con una spettacolare capriola, Capotosti afferma che “il lodo Alfano non va manifestamente contro la Costituzione” e può passare addirittura “con legge ordinaria”.
    Come possa la Costituzione prevedere all’articolo 3 che “tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge senza distinzioni…di condizione sociale” e una legge ordinaria stabilire che 4 cittadini sono più uguali degli altri solo per la carica che ricoprono, lo sa solo lui. Ma il partito dei pompieri s’è messo in moto, e poco importa se ben 100 costituzionalisti, fra cui gli ex presidenti della Corte Onida, Elia e Zagrebelsky, sostengono che il Lodo è incostituzionale sia perché è una legge ordinaria, sia perché viola - nel merito - alcuni principi fondamentali della Carta.

    Potrebbe sembrare una disputa tra diversi orientamenti, ma non è così. Perché non è vero che la sentenza del 2004 dica che si può derogare alla Costituzione con legge ordinaria. Anzi, dice l’esatto contrario: “Alle origini della formazione dello Stato di diritto sta il principio di parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, il cui esercizio, nel nostro ordinamento, sotto più profili, è regolato da precetti costituzionali”. Non da leggi ordinarie, approvate a colpi di maggioranza semplice (in barba all’art.138, che impone la doppia lettura parlamentare e la maggioranza dei due terzi, pena il referendum confermativo). Dunque non è vero che la sentenza “lavi” preventivamente il nuovo Lodo e imponga al Quirinale di firmarlo. Anche perché, a parte un paio di dettagli, il Lodo Alfano riproduce gli obbrobri - già bocciati dalla Consulta - del Lodo Schifani. L’unica differenza sostanziale è che è rinunciabile e vale per una sola legislatura, mentre l’altro era automatico e illimitato. Ma questo è pure “reiterabile… in caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura”. Se, alla fine di questa, Al Tappone riesce a passare da Palazzo Chigi al Quirinale, porta con sé sul Colle lo scudo spaziale che aveva già a Palazzo Chigi. Che dunque durerebbe 5 anni più 7, rendendolo auto-immune fino al 2020 quando ne avrà 84.

    Paradossalmente, se facesse uccidere Napolitano per sloggiarlo anzitempo, non sarebbe punibile e potrebbe prendere il suo posto senza che nessuno possa processarlo. E proprio questo era uno dei motivi della bocciatura del 2004: il Lodo Schifani era “generale”, cioè sospendeva i processi per “tutti gli ipotizzabili reati, in qualunque epoca commessi, che siano extrafunzionali, cioè estranei alle attività inerenti alla carica”, esattamente come l’Alfano; era “automatico”, cioè scattava “senza alcun filtro, quale che sia l’imputazione e in qualsiasi momento dell’iter processuale, senza possibilità di valutazione delle peculiarità dei casi concreti”, proprio come l’Alfano. La Corte citava poi l’art. 111, che impone la “ragionevole durata dei processi”, ovviamente incompatibile con una sospensione di 5 anni che può arrivare a 12; e l’art. 3, sull’eguaglianza di tutti i cittadini (compresi quelli che hanno subìto un reato); e l’art. 24 (“Tutti possono agire in giudizio per tutelare i propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”). Ma l’art. 3 finiva (e finisce) in pezzi anche per la bizzarra scelta delle alte cariche da immunizzare: è assurdo, scriveva la Corte nel 2004, “accomunare in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai princìpi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti”. Il che conferiva alla norma “gravi elementi di intrinseca irragionevolezza”.

    Ora il Lodo Alfano sfila il presidente della Consulta, ma resta il frittomisto fra una carica monocratica come quella del capo dello Stato e quelle collegiali come dei presidenti delle Camere e del premier. Queste ultime infatti, come ricordano i 100 costituzionalisti, non godono di speciali immunità in nessun’altra democrazia del mondo. A parte l’Italia prossima ventura: questa è la sola, vera “metastasi”.
     
    marco travaglio
    July 09

    la guzzanti è una cretina

    ma era proprio necessario farla finire così? una manifestazione giusta, che aveva sceltobene i tempi e i temi, che viene criticata addirittura dai due principali organizzatori, di pietro e colombo. un boomerang. il centro destra ed una parte di centro sinistra non aspettavano altro:"lo vedete? avevamo ragione. di pietro è il peggio della sinistra moderna". non vedevano l'ora di poterlo affermare ed ora gli abbiamo servito su un piatto d'oro l'occasione giusta per farlo. il problema è che forse chi ha organizzato tutto avrebbe potuto aspettarselo. se inviti grillo, sicuramente avrai più partecipanti e più eco, ma rischi di cadere nei soliti vaffanculo anche a chi in quel momento non c'entra niente. se inviti la guzzanti, devi anche considerare che non essendo nessuno (chi è la guzzanti per poter parlare da un palco? che apporto può portare alla tua causa?) farà di tutto per confermare la sua immagine di censurata tormentata dal potere. la manifestazione si chiamava no.cav. era indirizzata a berlusconi. si sarebbe dovuto protestare contro le porcherie che sta combinando. ed invece cosa è successo? di cosa si è parlato? di napolitano e del papa. del PAPA. ma che cazzo c'entrava il papa? perchè la guzzanti ha dovuto insultare pure il papa, dando la possibilità a fede di dire "ma guardate a chi danno la parola. ad una comunsta blasfema". niente di più masochistico si sarebbe potuto inventare. "non hanno più rispetto di niente, ne del presidente della repubblica, nè del papa". ora lo possono dire ed avranno anche ragione. per fortuna di pietro e colombo se ne sono dissociati.
    July 08

    robin hood è rimasto a sherwood

    L'insieme dei provvedimenti fiscali finora adottati dal governo lascia sostanzialmente invariate le imposte per l'anno in corso e ne comporta un aumento netto tra i 3 e i 4 miliardi per il prossimo triennio. Dubbi sull'efficienza della Robin tax. Di sicuro, non redistribuisce ai poveri perché meno del 10 per cento del gettito atteso va nel fondo di solidarietà per i ceti meno abbienti. E solo per il 2008. Altri interventi sono invece in continuità con quelli analoghi assunti dall'esecutivo precedente, accentuandone però gli aspetti più discutibili.

    Contrariamente alle promesse elettorali, e in linea con quanto ipotizzato nel Dpef, l’insieme dei provvedimenti fiscali contenuti nei decreti legge di maggio e giugno adottati dal governo lascia sostanzialmente invariate le imposte per l’anno in corso e ne comporta un aumento netto tra i 3 e i 4 miliardi per il prossimo triennio. L’aumento del gettito è in larga parte dovuto a un insieme di provvedimenti che, denominati Robin Hood tax, lasciano erroneamente intendere che si stia ridistribuendo reddito dai ricchi ai poveri.

    I PROVVEDIMENTI FISCALI DEL GOVERNO

    I provvedimenti fiscali già adottati dal governo sono concentrati in due decreti legge:

    -  il Dl 93/2008 presentato subito dopo l’insediamento  con l’obiettivo di realizzare immediatamente alcune promesse elettorali (Ici e straordinari)
    -  il Dl 112/2008, che concorre a formare la manovra finanziaria per il triennio 2009-2011.

    Stando alle valutazioni ufficiali, contenute nella Relazione tecnica che li accompagna, il primo decreto comporta uno sgravio netto di 2,3 miliardi di euro nel 2008 e importi successivamente decrescenti fino ai circa 1,7 miliardi, che rappresentano il costo previsto della abolizione della quota residua di Ici sulla prima casa, in quanto la detassazione degli straordinari dei lavoratori del settore privato ha carattere temporaneo ed esaurisce i suoi effetti nel 2009 (vedi tabella).
    Con il secondo Dl si compensano di fatto questi sgravi con aumenti di imposta pari a circa 2,2, miliardi di euro nel 2008, e tra i 5 e i 5,5, miliardi per ciascuno degli anni del successivo triennio.
    Il gettito (cfr. tabella) proviene per il 90 per cento nel 2008, che si riduce al 60 per cento circa nel 2011, da aggravi di imposta su specifici settori: presentati come “Robin tax”, colpiscono in misura e con strumenti diversi quelli che producono o distribuiscono petrolio, gas ed energia elettrica, le banche e le assicurazioni, le cooperative. Aumenta contestualmente il gettito atteso dalle azioni di contrasto all’evasione (che spiegherebbe un po’ più del 30 per cento del gettito aggiuntivo atteso per il 2011).

    ROTTURA E CONTINUITÀ CON LE POLITICHE DEL PASSATO

    In alcuni casi gli interventi adottati si pongono in continuità con altri analoghi assunti dal governo precedente, accentuandone però gli aspetti più discutibili. Si tratta della completa abolizione dell’Ici-prima casa, che oltre a privare i comuni del tributo che maggiormente contraddistingue la loro sfera di autonomia tributaria, ha carattere fortemente regressivo; della detassazione degli straordinari che segmenta la tassazione dei redditi di lavoro differenziandola a seconda che provengano da lavoro ordinario o straordinario, da lavoro straordinario pubblico o privato, da lavoro supplementare relativo a contratti stipulati prima o dopo una certa data; della detassazione dei premi di produzione che si sovrappone in modo non chiaro con gli incentivi fiscali già previsti, lo scorso anno, dal decreto di attuazione del protocollo sul welfare.
    In altri casi, si compiono condivisibili scelte di sistema: si pensi al regime delle stock option, che dopo essere stato rivisto, in senso restrittivo, dal governo Prodi nel 2006, viene ora riformato riconducendo a tassazione, come reddito di lavoro e non come reddito di capitale, la quota dei compensi che i manager ricevono attraverso tali opzioni.

    E LA BELLA FAVOLA DELLA ROBIN TAX

    Altri casi ancora riflettono la scelta del ministro dell’Economia di prelevare gettito in alcuni settori dove i profitti sono generalmente alti e i contribuenti sono relativamente pochi.  L’operazione è presentata al pubblico come motivata da ragioni di equità (togliere ai ricchi per dare ai poveri, da cui il nome di Robin tax), e di efficienza (riduzione degli extraprofitti favoriti dalla “speculazione”).
    L’equità della Robin tax non emerge però dai numeri della Relazione tecnica: il “Fondo di solidarietà per i ceti meno abbienti”, che dovrebbe finanziare una carta acquisti per alleggerire l’onere di acquisto dei beni alimentari e il costo delle bollette per i cittadini che versino in stato di bisogno è alimentato per il solo 2008 e per soli 200 milioni di euro, meno del 10 per cento del gettito atteso dalla Robin tax in quell’anno. Se anche fosse vero che si preleva ai ricchi, è certo che non si ridistribuisce a i poveri.
    La sua efficienza è pure dubbia. Sarebbe efficiente tassare gli extra-profitti, ossia i profitti superiori al rendimento normale e derivanti ad esempio da rendite di posizione o da posizioni monopolistiche. Le “rendite” dovrebbero allora essere in primo luogo definite e poi tassate in tutti i settori in cui si manifestano, come avverrebbe adottando sistemi impositivi noti tra gli studiosi come Cft (Cash Flow Tax) o Ace (Allowance for Corporate Equity) o la stessa Dit, presente in Italia dal 1997 al 2003 e ampiamente apprezzata dal mondo produttivo, come testimoniano le audizioni della commissione Biasco. L’intervento del governo è invece ampiamente discrezionale, colpisce alcuni settori e ne lascia indenni altri, come le telecomunicazioni o le autostrade, in cui sicuramente non mancano extraprofitti.
    Le modalità dell’inasprimento fiscale sono pure diverse per settore e ciò accentua il contenuto discrezionale dell’intervento e la carenza di una logica di sistema. Nel caso del petrolio, dell’energia e del gas, si interviene con un’addizionale all’Ires del 5,5 per cento che, di fatto, per questo settore, annulla la riduzione dell’aliquota di tale imposta dal 33 al 27,5 per cento, operata dal governo precedente. La maggiore aliquota non si applica agli extraprofitti, ma a tutti gli utili delle imprese del settore con ricavi maggiori di 25 milioni di euro nell’anno precedente. Prendendo a riferimento i ricavi, e non i profitti, per giunta relativi a un esercizio diverso da quello in cui si applica, essa potrebbe quindi colpire anche profitti ordinari, alzando il costo del capitale delle imprese coinvolte, con effetti potenzialmente negativi sugli investimenti interni e dall’estero. Aumenta anche la probabilità che, a dispetto dei vincoli meramente formali posti dal decreto sul divieto di traslazione, le imprese siano indotte a trasferire sui prezzi, e dunque sui cittadini, i maggiori costi fiscali. (1)
    Nel caso delle banche e delle assicurazioni si agisce invece ampliando l’imponibile, in parte limitando la completa deducibilità degli interessi passivi, in parte riducendo alcune deduzioni dall’imponibile (per svalutazioni  e accantonamenti rischi su crediti e per riserve sinistri) che erano state già oggetto di restrizioni nel 2005.
    Come nel 2005, viene inasprita anche la tassazione sulle cooperative, questa volta in particolare quelle di consumo, riducendo dal 70 al 45 per cento la quota di esenzione riconosciuta agli utili destinati a quelle riserve indivisibili che le connotano come enti mutualistici. (2)
    In conclusione, gli interventi del governo in campo fiscale sino a questo momento sono difficilmente riconducibili a logiche di razionalità del sistema, aumentano le imposte, danno le briciole ai poveri, non affrontano il nodo prioritario del sostegno ai redditi dei lavoratori dipendenti.

    (1) La Robin tax comprende anche un ragionevole inasprimento nelle royalties del settore petrolifero.
    (2) Viene anche aumentata la ritenuta alla fonte sugli interessi relativi ai prestiti dei soci dal 12,5 al 20 per cento.

    Tabella: Gli effetti sul gettito dei decreti di maggio e giugno
             
     

    2008

    2009

    2010

    2011

    Decreto 93/2008

     

     

     

     

    esenzione ICI

    -1700

    -1700

    -1700

    -1700

    detassazione straordinari

    -649

    -401,5

    37

    38

    Totale decreto 03/2008

    -2349

    -2101,5

    -1663

    -1662

     

     

     

     

     

    Decreto 112/2008

     

     

     

     

    "robin tax"

    2260

    4695

    4394

    3531

      - settore dell'energia…

    437

    2282

    1441

    1189

      - banche e assicurazioni

    1783

    2368

    2908

    2297

      - cooperative

    40

    45

    45

    45

    contrasto all'evasione e riscossione

    50

    430

    710

    1870

    altre maggiori imposte

    36

    296

    264

    289

    Totale maggiori imposte

    2346

    5504

    5451

    5773

    Totale minori imposte

    -118

    -545

    -134

    -97

    Totale decreto 112/2008

    2228

    4959

    5317

    5676

     

     

     

     

     

    Totale

    -121

    2857,5

    3654

    4014

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Nota: le stime relative al 2011 per gli effetti del decreto 93/2008 non sono contenute nella relazione tecnica. Si tratta di nostre ipotesi.