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    October 23

    La democrazia secondo Berlusconi

     

     

    Piazze e studenti ritornino ai loro posti. Il decreto Gelmini è diventato realtà. Si arrenda chi, negli stessi giorni in cui da molte parti si è sperato (o temuto) in un nuovo sessantotto, pensava che il potere proveniente dal basso potesse smuovere le ferree volontà di chi comanda dall’alto. Ma la forza dell’attuale maggioranza, bisogna ammetterlo, è davvero impressionante. Berlusconi si è ritrovato a gestire un potere grande e, quasi, fuori controllo, aiutato anche da un certo lassismo da parte degli organi di informazione (i ragazzi che protestavano diventavano solo degli scansafatiche, i professori che si ribellavano solo una mandria di post-sessantottini nostalgici). D’altra parte lo show che è andato in onda in questi giorni sui principali canali televisivi non si è limitato a questo, ma ha fatto anche tornare alla mente un vecchio libro. Precisamente, ‘1984’ di George Orwell. Il buon Berlusconi ci ha abituato da anni, ma in questi giorni abbiamo assistito alla più perfetta forma di quel bipensiero che lo scrittore di origini indiane teorizzava nel suo massimo capolavoro. Dire una cosa e pensare che questa sia, contemporaneamente, vera e falsa. Dire una cosa, negarla dopo due minuti, e non riuscire a trovare nessuno, se non pochi, che capisca di essere stato ingannato. In quel romanzo il partito al potere cambiava il passato a proprio piacimento. Dire a distanza di poche ore "E' una violenza - riferito alle occupazioni degli istituti - convocherò Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine" e "Mai detto né pensato che la Polizia debba entrare nelle scuole" è molto più di una ritirata strategica. Dice Vauro che Berlusconi ha "tirato una manganellata e poi nascosto la mano". Non sembra sbagliarsi, anche perché a farlo tornare sui suoi passi sono stati i suoi stessi alleati (vedi La Russa) che hanno obiettato "Occupavamo anche noi". Nascondere un taglio di fondi così vertiginoso dietro il ritorno del maestro unico, del grembiule e del 5 in condotta, rappresenta solo un altro esempio della strategia. Una strategia ideata e attuata con lo stesso cipiglio che ha dato vita a tutte le altre. Una strategia che è necessaria e buona per il solo fatto che proviene da un governo pilotato, è il caso di dirlo, da un premier che dice di godere del 71% dei consensi (da notare com’è proprio quell’1% non approssimato che dà valore e validità al numero). Ed è proprio da questi consensi che deriva tutto il potere, e la concezione che il potere, proprio perché decretato dal voto popolare, non possa essere fermato da niente e da nessuno. E così si spiegano le riforme della giustizia e sulle intercettazioni, promesse da Berlusconi e Alfano, che, se approvate come paventato, ridurranno di molto le possibilità di esercizio di quei poteri (giudiziario e giornalistico) che rappresentano gli unici due (quello parlamentare, ne abbiamo avuto la dimostrazione ieri, è bello che andato) che possono contrastare una deriva autoritaria. Tolleranza zero contro chi? Graffitari e poveracci. Il vero pericolo per il paese qual è? I magistrati politicizzati (che verrebbero eliminati infarcendo il CSM di altri magistrati scelti dalle forze politiche). L'Italia è un paese in cui tutti sono intercettati. Servono soldi, bisogna tagliare. La proposta più sensata sarebbe quella di tagliare qualcosa ai politici, che anzi continuano ad aumentarsi gli stipendi. Non è che si potrebbe rispettare l’intento sbandierato nel corso della campagna elettorale dallo stesso cavaliere di eliminare le “inutili” provincie? No, Berlusconi può andare nella sua beauty farm con l’elicottero della Protezione Civile, tanto la scuola è pronta a rimetterci solo qualche miliardo di euro. Ma nonostante questo, i suoi consensi continuano a galoppare. Parlare di sicurezza, e poi voler abolire le intercettazioni per i reati con pene massime inferiori ai 10 anni, nell'ottica berlusconiana non sono contraddizioni. O per lo meno, non vengono avvertite come tali. In una vignetta di qualche giorno fa, uscita sulla Repubblica, Ellekappa sostiene, riferendosi al dietro front relativo alla volontà di inviare nelle scuole le forze dell'ordine, che l'unica forma di dissenso che Berlusconi tollera è il suo. E l'immagine che ci viene mostrata oggi, suffragata dalla maggior parte dei media, è proprio questa. Il popolo lo vuole, nessuno gli si pari davanti. Ogni decisione, anche la più discutibile, è fatta perché la gente vuole così (chi o cosa glielo ha fatto capire? I suoi sondaggi). Ecco, quindi, che per il premier “è impossibile riuscire ad avere rapporti decenti con il PD”, solo perché questo partito si permette di fare opposizione. E così se il Partito Democratico vuole manifestare in piazza, cosa ovviamente lecita e garantita costituzionalmente, ecco che Berlusconi trova subito qualcosa da ridire, dimenticando (ma tanto nessuno glielo ricorda), di aver fatto la stessa identica cosa un annetto fa.. Ecco, dunque, che i nostri diritti diventano sue concessioni. Ecco che la sua leadership non può e non deve essere messa in discussione. Non siamo cittadini, siamo lavoratori dipendenti (anche l’attuale dibattito sulla riforma elettorale per le elezioni europee rientra in questo discorso. Preferenze si o preferenze no? Per Berlusconi, manco a dirlo, la risposta è “niente preferenze”. Può mai un capo di azienda far decidere ai suoi umili operai la composizione del consiglio d’amministrazione della società? Assolutamente no). La sua non è una nazione, è un'azienda, e chi lo ha votato probabilmente vuole che gestisca l'Italia così come ha fatto con le sue società.

     

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